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Storia di un’opera che non serve

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di Luca Salici, 1336 letture - 21 gennaio 2006

Una grande opera come fiore all’occhiello di una politica che ha bisogno di grandi progetti per farsi vedere nel meridione. Il presidente del Consiglio l’aveva messa nel mitico contratto con gli italiani, con la promessa di sviluppare e rilanciare finalmente l’economia del sud.


Un investimento di 5 miliardi di euro (che poi saranno 6 con l’inflazione) che saranno spesi per un’opera che al mezzogiorno non serve, ma che farà parlare di sé in tutto il mondo. Inutile pensare a come possano essere spesi meglio questi soldi. Vogliono costruire il ponte sospeso più lungo del mondo (l’attuale record è 1.100m) chiudendo gli occhi su sostenibilità ambientale, impatto socio-economico, infiltrazioni mafiose. E poi per cosa? Per la mossa politico-elettorale, per l’operazione mediatica, per la costruzione di un finto futuro? NO al ponte.

Storia

Nel lontano 1969 l’Anas, in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, promuoveva il “Concorso internazionale di idee per un attraversamento stabile viario e ferroviario tra la Sicilia e il Continente”, numero di partecipanti 143. Nel 1988 si fa strada l’idea che la migliore ipotesi sia quella di un ponte sospeso (a una o due campate), a tale scelta si affiancano le delibere di Anas, Fs e del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Passano quattro anni e il progetto di massima viene consegnato dalla società Stretto di Messina spa. Nel 1997 il Consiglio superiore dei lavori pubblici autorizza lo sviluppo della progettazione esecutiva. 2001, con l’inizio del governo Berlusconi, il progetto di massima viene inserito primo nel programma delle infrastrutture strategiche (ai sensi della legge 121/2001).

È storia recente quando nel 2003 il cda della Stretto di Messina approvava il progetto preliminare relativo al ponte corredato da studi su impatto ambientale e localizzazione urbanistica. Lo stesso anno la commissione speciale per la valutazione d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente esprimeva parere favorevole sullo studio di impatto ambientale; nello stesso periodo, il comitato interministeriale per la programmazione economica approverà il progetto preliminare.

In marzo 2004 il cda della Stretto di Messina spa approva il bando di gara per l’affidamento al general contractor della progettazione definitiva e della realizzazione del ponte. Sempre in marzo il Parlamento Europeo cancella il ponte sullo Stretto di Messina dall’elenco delle Reti transeuropee, cioé dalle opere prioritarie a livello continentale che saranno finanziate dall’UE.

2005, il 12 ottobre scade il termine per l’affidamento del general contractor, si presentano soltanto due cordate di aziende italiane, gli stranieri si sono già ritirati; per un progetto che non serve e che nessuno vuole.

Progetto

Una grande opera. 3.666 metri, una campata da 3.300 metri, due torri da 382,60 metri, tre corsie per senso di marcia, due binari, 6000 veicoli al giorno più 200 treni, 6 anni per la costruzione. Costo: intorno ai 5 miliardi di euro che diventeranno 6 con l’inflazione. Un progetto faraonico e che sembra poco adatto alle realtà che si prefigge di unire: da un lato la più disastrata autostrada d’Italia, la Salerno-Reggio Calabria, dall’altro una rete autostradale ancora senza una corsia della Messina-Palermo e una regione in cui c’è molto da fare da questo punto di vista.

Impatto ambientale/ecologico

Alessandro Guerricchio, ordinario di geologia applicata all’Università della Calabria di Cosenza dichiara: “il versante calabrese su cui vogliono costruire il ponte è instabile, nel caso di un potente sisma si verificherebbero ingenti danni alla struttura”. Lo studio di Guerricchio, iniziato nel 1986, mirava a calcolare attraverso numeri e percentuali le condizioni di stabilità del versante calabrese, sia in casi normali, sia sotto l’effetto sismico.

Secondo lo studioso, già in condizioni normali la sezione vicina qualche chilometro all’ipotetica torre calabra possiede un fattore di sicurezza 1,02, inferiore all’1,3 previsto dalla legge. Se inserisce un sisma di progetto, la percentuale dei fattori di sicurezza fuorilegge supera il 60%. Ma lo studio di Guerricchio è stato considerato dalla Stretto di Messina spa? Il prof. Jamiolkowski, ordinario al politecnico di Torino e consulente della società dello stretto, afferma che “gli studi di Guerricchio sono su grande scala e indicano movimenti molto lenti che non impattano sul ponte”, per Mario Tozzi, geologo, “se la Stretto di Messina spa tenesse in considerazione gli studi di Guerricchio rischierebbe di bloccare l’intero progetto. Dunque si opta per un’altra soluzione: andare avanti e far magari passare Guerricchio per catastrofista”.

Ma quella continua ad essere una zona sismica non indifferente: a due passi dall’Etna, vulcano attivo, nella zona del terremoto del 1908 che rase al suolo Messina, accanto Gioia Tauro, sconvolta da un grande terremoto nel XVIII secolo.

Le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente, WWF) hanno dedicato e stanno dedicando le loro azioni verso la sensibilizzazione della popolazione sui No al ponte mirando a concepire nuovi modi per rafforzare i trasporti senza intaccare la sostenibilità ambientale. Tra le loro proposte c’è quella di realizzare nuovi finanziamenti statali per trasferire sulle due “vie d’acqua” italiane (il Tirreno e l’Adriatico) delle quote crescenti di trasporto merci, che oggi viaggia su gomma per il 70% totale dei trasporti.

I No al ponte provengono pure dalla Commissione di studio sulla sostenibilità ambientale e sociale costituita da 15 consiglieri che la scorsa primavera hanno bocciato la costruzione della grande opera. C’è chi come il sindaco di Villa S. Giovanni, Rocco Cassone, ha condotto la sua campagna elettorale esclusivamente sul No al ponte, vincendo le elezioni.

Sfollati

Il cantiere Ganzirri, nella provincia di Messina, costringerebbe 800 messinesi a trasferirsi e 180 mila metri quadri di terreni cambierebbero destinazione d’uso. I messinesi non ci stanno e protestano contro l’incostituzionalità della legge obiettivo 443 del 2001 che regolamenta l’operazione ponte. È stata quasi totalmente esclusa la città di messina dalle decisioni sul ponte. Vale la pena di sfollare centinaia di cittadini, di trasformare per anni le strade in colossali cantieri per ricevere un ponte che non ci serve?

Mafia e ponte

E la mafia non sta a guardare. Sono in ballo 5-6 miliardi di euro. Era risaputo che ci potessero essere forti infiltrazioni nell’appalto del ponte, per non parlare delle infiltrazioni in quelle che poi saranno i guadagni e la gestione del ponte. Come si può pensare che la mafia stia fuori da un così grande motore economico? Già nel 2003 in una relazione dei servizi segreti veniva lanciato l’allarme in cui era indicato che la mafia stava per mettere le mani sugli appalti del sud. Quest’anno sono arrivate anche le conferme con i primi arresti e l’individuazione di una presunta organizzazione mafiosa a carattere internazionale individuata dalla Dda. Tra gli arresti c’era il boss canadese Vito Rizzuto che gestiva una rete composta da Giuseppe Zappia, con esperienze nel campo degli appalti pubblici, il broker Filippo Ranieri residente a Montreal, l’imprenditore Sivalingam Sivabavanandan domiciliato a Londra e l’arabo-parigino Hakim Hammoudi.

Dal canto suo Piero Ciucci, amministratore delegato società Stretto di Messina, dichiara che sono difficili le infiltrazioni mafiose visto che per l’appalto vi sono delle “procedure messe in atto hanno consentito di non ammettere alla gara, fin dalla fase di prequalifica, la società oggetto d’indagine da parte della DIA”.

La Dia quindi già si occupa della vicenda, ma le ombre rimangono, ed anche abbastanza scure visto che il Ministro per le infrastrutture Lunardi sostiene che “bisogna imparare a convivere con la mafia”. La mafia non vuole sottosviluppo, ed è normale che si lanci dietro a questa opera, sempre se non ci si nasconda dietro. Una rivisitazione del topo che cerca il formaggio più grande da avvinghiare.

Approfondimenti:

http://www.pontedimessina.it/ http://blogstretto.splinder.com/ http://www.nopontestrettomessina.it/ http://www.terrelibere.org/noponte/ http://www.messinasenzaponte.it/site/index.asp http://www.strettodimessina.it/index_i.html

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Relazione Conclusiva
di Valutazione del Progetto Preliminare del Ponte sullo Stretto di Messina