Terremoto attorno ad Aligrup
di Marco Benanti, 321 letture - 18 giugno 2009Rimosso l’amministratore custode Giordano. Un clamoroso caso di conflitto d’interessi. Intanto, il 22 giugno comincia la requisitoria del Procuratore Generale Siscaro. Rese note le motivazioni della Cassazione che “chiude” l’accusa di omicidio
“Il Tribunale di Catania, sezione II...dispone che il dott. Angelo Giordano sia immediatamente rimosso dall’incarico finora espletato di amministratore custode di quanto in sequestro preventivo nell’ambito del presente procedimento....” Il linguaggio è stringato, la sostanza è piuttosto clamorosa: uno dei tre amministratori dell’ “Aligrup”, l’azienda sotto sequestro giudiziario da otto anni dell’imprenditore Sebastiano Scuto, è stato rimosso.
L’ordinanza, firmata da giudici Messina e Catena e dal Presidente Majorana (il collegio che giudica Scuto) è del 15 giugno scorso ed ha ragioni piuttosto eclatanti. Ma cosa è successo, per l’ennesimo “colpo di scena” nel procedimento contro il “re dei supermercati”, imputato di associazione mafiosa ed estorsione? Lo spiega l’ordinanza: “Vista la relazione depositata il 9.06.2009 con cui gli amministratori custodi Prof. Avv. Carmelo Lazzara e Prof. Avv. Salvo Muscarà rappresentano che ben sei società di pertinenza di familiari del dott. Angelo Giordano (Team Sport spa, La Galleria srl, G.R.E. srl, MA.MA. srl, G&M srl, Dimore e Le Sac srl) conducono in affitto rami di azienda presso i centri commerciali di proprietà di Aligrup spa e di società interamente controllate da quest’ultima; ritenuto che quanto sopra è stato portato a conoscenza di questo Tribunale per la prima volta solo in questa occasione; ritenuto che il dott. Giordano riveste anch’egli il ruolo di amministratore custode di quanto in sequestro nell’ambito del presente procedimento e, di conseguenza, appare evidente il conflitto di interessi in cui si trova il dott. Giordano, ora ulteriormente aggravatosi in dipendenza della cospicua esposizione debitoria patita dalle società predette nei confronti di Aligrup spa e di società da quest’ultima controllate, ammontante alla somma complessiva di euro 649.362, 84...;”
Ma non è finita: continua l’ordinanza che “..ritenuto che, in questa situazione, il dott. Giordano va immediatamente rimosso dall’incarico finora espletato di amministratore custode di quanto in sequestro preventivo nell’ambito del presente procedimento e che vanno subito instaurate tutte le opportune azioni giudiziali per il recupero della somma summenzionata; ritenuta inoltre la necessità, al fine acquisire una compiuta conoscenza dei fatti solo ora segnalati, nonché al fine di verificare la permanenza delle condizioni inerenti all’indispensabile rapporto fiduciario che deve legare i custodi amministratori Prof. Avv. Carmelo Lazzara e Prof. Avv. Salvo Muscarà a questo Tribunale, di richiedere a questi ultimi la seguente documentazione: 1) copia dei contratti di locazion stipulati tra le menzionate società, da una parte, e Aligrup s.p.a e società dalla stessa controllate, dall’altra; 2)copia delle relative istanze di autorizzazione presentate dai custodi amministratori all’A.G. (Autorità Giudiziaria, ndr); 3) copia dei conseguenti provvedimenti autorizzativi emessi dall’A.G.; 4)copia dei solleciti e delle diffide ad adempiere inviate alle società summenzionate, di cui è generica menzione nella relazione depositata il 09/06/2009; 5)copia degli assegni rimasti insoluti, di cui è pure menzione nella relazione predetta..” Di qui, la decisione della rimozione dall’incarico e anche la disposizione del Tribunale che “...i custodiamministratori Prof. Avv. Carmelo Lazzara e Prof. Avv. Salvo Muscarà promuovano immediatamente tutte le opportune azioni giudiziali per il recupero delle somme di cui sono debitrici le società Team Sport spa, La Galleria srl, G.R.E. srl, MA.MA. srl, G&M srl, Dimore e Le Sac srl.” Insomma, una sorta di mezzo “terremoto”, l’ennesimo “colpo di scena” del processo Scuto.
Ma come è potuto accadere? E ora: cosa accadrà? Il tutto ad una settimana dall’avvio della requisitoria del Pg. Gaetano Siscaro: il 22 giugno, alle 16, la parola andrà alla Procura Generale, che suddividerà in più udienze il suo atto d’accusa contro Scuto. A questo punto, dopo l’intervento della Difesa, la sentenza potrebbe arrivare in novembre. L’auspicio è che Catania e la sua stampa vogliano -almeno questa volta- seguire con attenzione quanto accadrà in aula: finora non è stato così, a conferma di quali logiche e quali interessi di Potere siano collegati a questo processo “dimenticato”. A parte “Radio Radicale” e “Catania Possibile” la stampa ufficiale di città persegue una linea di basso profilo e questo accade da anni. Un dato, che insieme ad altri, conferma che il processo Scuto non è tanto -e solo- un procedimento contro un imprenditore (che si dichiara vittima della mafia) ma una vicenda che lascia trasparire dalle sue pagine il sistema di potere (con intrecci politici, economici e giudiziari) dominante a Catania da anni.
Sarà anche per questo che le “distrazioni” mediatiche continuano fino ad oggi? Mentre Scuto “paga” per tutti, la città appare silente di fronte a un “processo-specchio” della sua realtà. Nel frattempo, si sono conosciute le motivazioni con cui la prima sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso del Pg. Siscaro contro l’assoluzione -decisa dalla Corte d’Appello di Catania nel dicembre scorso- “per non aver commesso il fatto” (formula migliorativa rispetto al Gup) di Scuto nel procedimento per l’accusa di concorso nell’ omicidio di Salvatore Aiello, piccolo estortore del clan “Tigna”. Il Gup Fallone aveva, infatti, già assolto Scuto da questa accusa. E cosa scrivono, tra l’altro, i giudici della Cassazione? “...Il P.G. ricorrente, con i primi cinque motivi di ricorso, ha proceduto ad una serrata critica della motivazione addotta dalla Corte d’Appello, per sottolinearne l’inconsistenza; ciò fa tuttavia fatto suggerendo una lettura alternativa degli elementi di fatto, ritenuti tali da escludere il rinvio a giudizio dello Scuto e sostenendo che essi consentissero invece la celebrazione del dibattimento nei confronti di quest’ultimo. In tal modo tuttavia il P.G. ricorrente ha compiuto un’attività non consentita nella presente sede di legittimità, nella quale gli indizi posti dal giudice di merito a carico od a favore dell’imputato non possono formare oggetto di nuova ed autonoma lettura per pervenire a diverse ipotesi ricostruttive dei fatti...”; e ancora “...nel caso in esame la Corte territoriale ha fatto buon uso dei principi di diritto sopra richiamati, avendo essa proceduto ad un’attenta ed approfondita disamina del materiale probatorio raccolto a carico dello Scuto non certo per pervenire ad una sua dichiarazione di colpevolezza o d’innocenza, ma unicamente allo scopo di rilevare l’inconsistenza e l’insufficienza di tale materiale probatorio e la sua inidoneità a supportare una verifica dibattimentale.”
SCHEDA
Mistero Aligrup
Come vanno le cose all’ “Aligrup”? Da tempo, dall’entourage di Scuto si parla di problemi, di difficoltà, di rischi per l’occupazione. Insomma, la grande azienda “soffre”. La condizione di amministrazione giudiziaria non la “reggerebbe”, insomma. Ma le cose stanno davvero così? Il “rischio-occupazione” è reale, oppure -per caso- è un’ altra “carta” giocata per allentare la pressione giudiziaria? Nella migliore tradizione del giornalismo catanese, a dirci qualcosa viene un giornale lombardo: “Milano Finanza”, edizione Sicilia, il 28 maggio scorso, ha pubblicato, a firma di Emanuela Rotondo, giornalista qualificata e apprezzata, un articolo intitolato:“I magnifici 10 del fatturato”. L’occhiello è eloquente: “La TopTen di ESG89 (un centro studi economico e finanziario, ndr) sulle aziende più floride che operano in Sicilia”. Altrettanto è l’avvio (in gergo l’ “attacco”) del pezzo: “ Ci sono aziende che non conoscono la crisi. L’altra metà del cielo parla di un giro d’affari da sei zeri in su che, sorpresa, vengono movimentati proprio in Sicilia dove la crescita economica è bloccata più che nelle altre regioni d’Italia...” E chi c’è nella “Top Ten”? L’ Aligrup! Al decimo posto (322.433.000 euro di fatturato), soltanto, ma insomma davvero un’azienda in crisi profonda....




