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Quando Tolomeo silurò Genchi

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- 1 aprile 2007


da: CENTONOVE pag.6 del 30 marzo 2007

Appena insediato all’Ambiente, il nuovo vertice liquidò il funzionario "troppo attivo"

PALERMO. A provvedere a una rotazione, finendo anche nel mirino degli ambientalisti, era stato poco tempo fa anche Pietro Tolomeo, passato dal Corpo delle Miniere al Territorio e ambiente. Il dirigente, infatti, aveva sostituito Gioacchino Genchi, rimosso da dal "Servizio 3" e autore di provvedimenti come la chiusura della distilleria Bertolino di Partinico, di misure drastiche nei confronti di alcune industrie del mattone catanesi che impastavano ceramica con i fanghi tossici dei petrolchimici del siracusano, dell’ltalcementi di Isola delle Femmine, sull’uso di Pet Coke come combustibile per alimentare gli impianti, nonché dei provvedimenti in corso riguardanti i petrolchimici di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo. Un dirigente, Genchi, la cui parola avrebbe avuto peso, secondo alcuni, anche in relazione ai quattro inceneritori di rifiuti che la giunta Cuffaro vuole realizzare nell’Isola con un business da circa 2 miliardi di euro. Sul punto, però, Tolomeo aveva affermato: «Deve essere chiaro che il dirigente responsabile del provvedimento sui termovalorizzatori era ed è Alessandro Pellerito che rimane al proprio posto.... Per Genchi avevo pensato un ruolo di primo piano nella redazione del Piano della qualità delle acque che prevede la spesa di 8 milioni e 300 mila euro di fondi comunitari». Rimosso, Genchi ha fatto ricorso. Come anche la Rdb, che però hanno incassato la seguente risposta dal Tribunale del Lavoro di Palermo: «Nel rapporto amministrazione-sindacato, l’architetto Pietro Tolomeo ha agito con assoluta trasparenza. La condotta del Dirigente Generale risulta esente da qualsiasi censura di antisindacalità sotto tutti i profili, ed in particolare, anche sotto l’aspetto della buona fede e correttezza nelle relazioni sindacali». Una motivazione di rigetto alle istanze delle Rappresentanze sindacali di base contro Tolomeo, che ha pure subito la condanna al pagamento delle spese legali: 1300 euro in favore dell’amministrazione regionale. Per la sezione Lavoro, la stessa che con altro giudice ha rimesso alla Consulta la norma che concedeva lo spoil system, il trasferimento di Gioacchino Genchi, e anche quello di una collega, Assunta Candido, era legittimo: «I comportamento della parte datoriale ha seguito scrupolosamente il chiaro disposto della legge». Alla notizia della sentenza, Tolomeo, che si era subito difeso dalle accuse («Di estremamente inquietante in questa vicenda è assistere a questa megagalattica campagna stampa e gli interventi di politici e sindacalisti che mossi dal nulla vogliono creare e gonfiare un caso che non esiste affermando tutta una serie di falsità»), aveva detto: «Nessun trionfalismo, piuttosto il rammarico di aver dovuto perdere del tempo prezioso a discapito dell’utenza del Dipartimento che dirigo. Ancora oggi non ho ben capito il perché di tanta ritrosia ad accettare un altro incarico da parte di alcuni dirigenti». Un’affermazione che adesso, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, Tolomeo sarà probabilmente costretto a rimangiarsi, visto che il ricorso di Genchi avrà una marcia in più: l’annullamento dell’articolo "spoil system". (D.D.J.)